Posted on mar 30, 2015 in Caffé filosofico, Cinema, Il Re è nudo, In evidenza

A TIMBUKTU LA BARBARIE, IN OCCIDENTE LA PUTREFAZIONE
 

di Lucilio Santoni

 

Prendo spunto da una bellissima recensione cinematografica di Flore Murard-Yovanovitch apparsa alcune settimane fa sulla rivista comune-info.net (titolo: Timbuktu. La poesia che svuota la barbarie), nel quale l’autrice sostiene che il nuovo fascismo jihadista vuole sradicare dalla società ogni fantasia, ogni sensualità e ogni rapporto creativo uomo-donna. Mi sembra un’analisi perfetta. Sempre il potere religioso/politico opera questo tentativo di repressione. Pensiamo anche alla nostra cultura bigotta che dominava la scena sociale fino a qualche decennio fa.

Vorrei però provare a confrontare le nostre libertà, che chiameremmo del liberismo capitalista, con quell’oscurantismo fanatico.

I pazzi jihadisti vietano canti e balli. Noi abbiamo i canti e balli delle veline, dei vip, insomma del trash televisivo. I pazzi jihadisti vietano i poemi. Noi non sappiamo neppure cosa sia la poesia e la offendiamo ogni giorno. I pazzi jihadisti vietano alle venditrici di prendere il pesce con le mani nude. Anche da noi le commesse dei supermercati devono usare i guanti. Quelli vietano di giocare al calcio. Noi lo guardiamo come spettacolo di corruzione e potere. Gli jihadisti vietano di parlare al cellulare. Noi lo usiamo per inquinare l’etere con cumuli di sciocchezze.

Si dirà, sempre meglio avere le nostre libertà, poiché ognuno potrà usarle come crede, magari per sottrarsi al dominio del mercato e dello spettacolo. Su questo non c’è dubbio e non voglio certo trovare scuse al sistema della repressione. Ma c’è un aspetto del confronto fra i due mondi che vale la pena di considerare seriamente: quello del desiderio.

La repressione non sradica mai il desiderio. Anzi, addirittura, lo accresce, lo amplifica, lo mantiene all’altezza del suo compito, che è precisamente quello di accendere la vita, dandole un porto verso cui navigare, dandole un senso. Se la repressione avrà un termine, il desiderio tornerà a sbocciare rigoglioso.

Il liberismo capitalista del mercato e dello spettacolo, invece, non mettendo limiti alle azioni umane, anzi, spazzando via ogni limite, considerato alla stregua di residuo del passato, in realtà, soffoca il desiderio, cancella lo slancio erotico, la sensualità e la fantasia. Se c’è un limite, c’è anche la possibilità di superarlo. Se limite non c’è, tutto è possibile e, per ciò stesso, niente è possibile, neppure la vita, quella amorosa, passionale, sensuale e desiderante.

I pazzi jihadisti sono dei barbari, è vero, secondo l’etimo greco, cioè emettono suoni animaleschi e incomprensibili che nulla ricordano della dolcezza della quale pure è fatto l’essere umano. Ma la nostra società, dove più nessuno è barbaro poiché tutti si comprendono l’uno con l’altro nel linguaggio del profitto e della competizione, ristagna in un mefitico odore di putrefazione.

 

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