di Maurizio Governatori
“L’immagine non è che un’ombra” così si esprimeva in una delle sue quartine il poeta Gelaleddin del (tredicesimo secolo). Nemmeno la scienza della visione si poteva esprimere con tanta forza e verità. La luce, lo spazio, la vita, esistono nel momento in cui l’ombra ostacola la luce.
Luce e ombra, separatamente, non esistono, non descrivono nulla, alienazione pura, assenza di vita. Immaginiamo la lampada della polizia in un classico interrogatorio di un film d’importazione, la luce in faccia all’indagato: gli occhi non vedono nulla perché nessuna ombra ostacola la luce, perdita di orientamento, assenza di spazio, nessuna immagine è percepita.
La luce scientificamente analizzata non è la stessa luce di Gelaleddin, quella del poeta è la luce umanizzata della natura, l’altra solo parzialità scientifica, non rappresenta il tutto. Nell’arte la luce trova la sua massima espressione nell’interdipendenza con l’ombra, la complementarietà tra gli opposti è la condizione che crea unità: caldo-freddo, maschile-femminile, giorno e notte.
Una superficie bianca o nera senza indicazioni che ne descrivono lo spazio, è una superficie inerte, senza vibrazioni, senza vita. La diversità il contrasto, la contrapposizione, genera altro nuovo da se.
“ L’ombra che ci appare effimera e sfuggente ha un’evidenza che non può essere spiegata con le leggi dell’ottica e si sottrae alle logiche della percezione. Ma al tempo stesso affonda le sue radici nella leggenda nel mito, e tracce delle leggende e del mito fa affiorare allo sguardo, non solo ottico, dello spettatore”.
Fin dall’antichità le ombre hanno indicato all’artista la via da seguire, nella creazione di manufatti, sculture, pitture, architetture, un legame forte con la luce naturale, i materiali, la superficie. Non possiamo immaginare la scultura bianca di Roma antica, senza questa magica relazione.
Cicerone osservava che “i pittori vedono nelle ombre e nelle sporgenze molto di più di quanto vediamo noi”, gli scultori romani avendo abbandonato la policromia, hanno inciso la superficie bianca dell’occhio per rappresentarlo, l’unica parte del corpo senza rilievo (pupilla).
Consideriamo quanto sia stata importante l’ombra nella storia dell’arte, lo studio delle tecniche, dei materiali per dare manifestazione del proprio lavoro. All’artista l’ombra illumina quello che è nascosto: l’epifania del vero, della bellezza.
Nell’arte occidentale le immagini hanno l’evidenza dall’ombra. L’arte uscendo dall’ombra (quella interiore e quella esteriore), si rivela in tutta la sua potenza espressiva, attraverso esperienze, di tecniche, di materiali, di abilità, di studio, formando un humus denso, profondo pieno di significati nascosti.
Una sostanza piena di senso che non può essere spiegata con le parole, un senso diverso che ci fa vivere la vita nella pienezza, nella comprensione del vero e del bello. L’ombra nelle opere di Masaccio, di Raffaello, di Caravaggio, di Courbet, Daumier, Picasso: quanta diversità nella consapevolezza della meraviglia del passato.
Non ho mai pensato all’arte come a una successione temporale, una progressione espressiva, ma a una spirale che si distende senza perdere di vista i contorni più antichi, il centro; la vera arte è sempre contemporanea, continua a trasmettere tutta la sua ricchezza, e rinnovare la sua visione.
Ma tutto questo fa parte della tradizione, un vincolo insopportabile la tradizione, per il sistema dell’arte contemporanea: Cattelan “Non so disegnare, non so dipingere e non so scolpire. Le mie cose non le tocco proprio. È il vuoto che mi concentra e mi dà delle idee”.
Il suo è un vuoto che non esiste, è il nulla, il deserto senza anima, nascono dal nulla le sue idee, una bella forma per dire; non ho debiti con nessuno, nulla da imparare: il nulla un bel Marchio pubblicitario. Lui mette l’idea e il lavoro si affitta.
Per Robert Hughes, “ il marchio ha sostituito sia la sacralità sia la solidità”. E il marchio con Duchamp negli Stati Uniti ha funzionato, a Parigi no “ dove non era che un brillante burlone tra i tanti. Cartier- Bresson disse di lui: “Non era assolutamente un buon artista”.
L’arte Contemporanea, ha fatto uscire il LAVORO –a regola d’arte- dalla creazione artistica, teorizzando che dalle idee nascono le idee; mentre le capacità, le esperienze, le conoscenze , stratificate attraverso i secoli, sono intralci all’invenzione permanente senza vincoli disciplinari.
Da Daniela Marcheschi: “…ognirigida separazione fra abilità materiale e competenza concettuale, o maestria critica o esercizio teorico, risulta forzata, così come è arbitrario escludere l’una o l’altra abilità dalla sfera artistica, in cui sono invece continuamente intrecciate.”
Perché questo fenomeno si è verificato solamente nell’Arte Contemporanea?
I pretesti giustificativipartonoda Duchamp fino Beyus e oltre, ma la motivazione profonda è che l’Arte Contemporaneanon ha innovato l’arte ma l’ha combattuta eliminandola e con essa la bellezza bandita dalla critica della non arte. . La distruzione dei vincoli con il passato è stato lo sport preferito, particolarmente nel dopoguerra; in piena guerra fredda si è voluto togliere all’arte qualsiasi legame con la società, la storia, le ideologie.
I distruttori erano gli innovatori, i moderni; inizia una gara a chi innova senza limiti. La libertà ha dei confini, la stessa libertà che ha guidato gli artisti nella traduzione del passato con il nuovo. Distruttori contro conservatori, bene e male rispettivamente.
Come dice Pallante citando Pasolini: “ In realtà –osservava- semanticamente le parole hanno rovesciato il loro senso scambiandoselo; in quanto consenziente all’ ideologia distruttrice del nuovo modo di produzione, chi si crede disobbediente (e come tale si esibisce) è in realtà obbediente; mentre chi dissente dalla suddetta ideologia distruttrice – e, in quanto crede nei valori che il nuovo capitalismo vuole distruggere, è obbediente - è dunque in realtà disobbediente”.
Dicono di innovare, di essere sempre contemporanei, ma se si rinnova, si deve superare un limite, ma nel sistema della non arte contemporanea non ci sono limiti, quindi nemmeno innovazione,si migliora solo superando il limite precedente, si trasgredisce una regola; altrimenti sono novità da supermarket. I musei nel sistema della non arte contemporanea sono dei raccoglitori , dei magazzini senza pubblico, “ sono io che non capisco” .
Hanno distrutto una ricchezza immensa, le novità hanno sostituito l’opera d’arte con la “potenza dell’artista” di scegliere, di trasformare un oggetto, una merce in opera d’arte. E’ lo stesso meccanismo che nella finanza sipuò considerare usura (sterco del diavolo), trasformare il denaro in plusvalore, ricchezza effimera perché non prodotta dal lavoro.Dal denaro altro denaro nessuno si vuole più sporcare le manicon il lavoro, la unica vera ricchezza.
Sono riusciti a trasformare la merce in opera d’arte e “moneta sonante”.
L’Arte Contemporanea diventa quindi ancella di questa filosofia globalizzata, un’arte al singolare, senza riconoscere le diversità; si distende sul mondo con aria mortifera, come una rete che imprigiona qualsiasi espressione locale, soffocandola. . Sta girando per il mondo , la grande opera d’arte contemporanea, una papera gigante gialla, gonfiabile….
Se togli il lavoro e l’esperienza, dall’opera d’arte, puoi manipolare meglio la produzione delle opere,un esercizio prepotenteche il potere finanziario globale vuole espandere, per dimostrare che oltre al denaro l’economia finanziaria esprime “cultura”.
La dimostrazione è che il sistema dell’arte contemporanea e la grande finanza sono nate negli Stati Uniti, una coincidenza?
L’arte è la massima espressione del lavoro; senza, scompare l’essenza stessa dell’ espressione artistica. I materiali, gli strumenti le conoscenze, le capacità e l’esperienza sono l’anima dei linguaggi della Pittura, della Scultura, della Decorazione, della Scenografia ecc.
Solo dalle ideenascel’Arte, come solo dai soldi non nasce la ricchezza: solo dal LAVORO nasce….. altrimenti è USURA , grande peccato …
L’usura nel medioevo era considerata un peccato gravissimo: “Il profitto del denaro è la morte dell’anima” ammoniva il Papa Leone Magno. Chi presta soldi in cambio di interessi ( in un doc. del duecento), commette un peccato gravissimo contro natura “pretendendo di generare denaro da denaro, come un cavallo da un cavallo, un mulo da un mulo…..l’usuraio punta a guadagnare senza lavorare, ciò va contro il precetto del Signore che ha detto: con il sudore del tuo lavoro mangerai”.
Il sistema dell’Arte Contemporanea è un fenomeno di degenerazione profonda. Così l’arte non avrebbe più bisogno della tradizione, che lega le tecniche, i materiali, il pensiero in una totalità, ma solo idee…… idee che producono altre idee…..come nel romanzo di Collodi: Pinocchio pianta monete per far crescere altre monete, così è il mondo ora e si crede che possa essere vero.
Senza ombra non c’è luce, né vita, né arte: quell’incisione che rende visibile un’idea, nell’immagine.
L’arte è una cosa seria diceva Zavattini “ Non si può essere campioni di sollevamento pesi, sollevando solo con il pensiero”.
